INTRODUZIONE ALLA TEOLOGIA  E ALLA SPIRITUALITÀ ORTODOSSA

AUTORE: Renato D’Antiga - Stilianos Bouris 

© 20014 «TESTIMONIANZA ORTODOSSA»

E-mail: testimonianza.ortodossa@ortodoxia.it
La collana “Ο Αμνός” con la benedizione del geronda Partenios
Igumeno del Sacro Monastero di Agios Pavlos (Monte Athos).

PRESENTAZIONE

Il deserto, nella teologia biblica dell’Esodo, è il luogo dell’incontro dell’uomo con Dio, luogo fisico e allo stesso tempo spirituale dove l’asceta, nella sua solitudine, conosce il Signore. In questo contesto “edenico” nasce il monachesimo cristiano che vede in Antonio il grande il suo fondatore ed in Evagrio Pontico e nello Pseudo – Macario due esponenti di rilievo, con diverse visioni della vita spirituale, sintetizzate da Diadoco di Fotica nella necessità della “preghiera del cuore”.
All’interno del mondo ellenistico il monachesimo si propaga in Cappadocia ad opera di Basilio di Cesarea, teorizzatore dell’organizzazione pratica della vita monastica. Importante anche l’opera di Gregorio di Nissa secondo il quale l’uomo esperisce Dio attraverso la percezione spirituale delle energie increate. Seguono, nel quinto secolo, le grandi controversie cristologiche (monofisismo, nestorianesimo, monotelismo) epoca questa che vede protagonisti Teodoro di Mopsuestia e la grande scuola di Antiochia e il vescovo costantinopolitano Nestorio e si conclude con la celebrazione dei Concili di Calcedonia ed Efeso.
Il secolo sesto si apre con la crisi origenista, conclusa con la condanna dei Tre Capitoli, che respinge il duofisismo degli antiocheni, ribadendo l’unità ipostatica di Cristo e legittimando con forza la formula teopaschista. Nasce in questo secolo l’esicasmo con il primato dell’interiorità e la preminenza del logos (pensiero) sull’ethos e la concentrazione amorosa sulla figura del Salvatore.  
Il settimo secolo vede la grande figura di Massimo il confessore con il quale si chiude definitivamente la questione origenista e con essa la possibilità di utilizzare in ambito teologico la filosofia ellenistica. Grande protagonista del secolo settimo è la crisi iconoclasta con la sua accusa di idolatria verso le sacre immagini, risolta dal secondo concilio di Nicea del 787 che ristabilisce il culto delle sacre immagini con il quale si sancisce il trionfo dell’Ortodossia.  
Il 1054 è l’anno del grande scisma: la nota questione del Filioque e il primato del vescovo di Roma conducono la Chiesa cristiana alla divisione cui ancora oggi si assiste. Lo scisma però non segna l’immediata rottura tra i due maggiori centri ecclesiastici della cristianità ma a partire da questo momento si radicalizzano progressivamente i disaccordi rendendo vano ogni tentativo di riunificazione.
Il secolo tredicesimo vede la rinascita dell’esicasmo. Niceforo, monaco del monte Athos, insegna che per raggiungere lo stato di quiete l’asceta deve dedicarsi ininterrottamente alla pratica dell’attenzione, che sola gli permette di giungere alla purezza della mente e alla sobrietà spirituale.
Personaggio di spicco del secolo quattordicesimo è Gregorio Palamas, anch’egli monaco Athonita che sostiene la profonda differenza tra la sapienza umana (filosofia) e quella divina (teologia). La prima ha svolto un’azione pedagogica prima della venuta di Cristo ma la realizzazione del mistero dell’Incarnazione rende gli uomini capaci di recepire, attraverso la purificazione interiore, la legge dello Spirito. Nicola Cabasilas, anch’egli vissuto nel secolo quattordicesimo, sviluppa la teologia palamitica sostenendo che l’umana natura si realizza pienamente attraverso un lungo processo di cristificazione, attraverso la pratica sacramentale.

Può l’uomo conoscere l’essenza di Dio? No, essendo Egli infinito ed incomprensibile, e dunque la mente umana imperfetta, egli non può accedere alla conoscenza della perfezione divina. Il Figlio Unigenito, il Verbo incarnato, è l’unico che conosce Dio, poiché nato prima dei secoli dalla sua stessa sostanza. Ma in Cristo, che ha assunto la natura umana unendola alla sua divina natura, l’uomo conosce Dio. Egli è la Verità incarnata, è il Volto del Santissimo Dio, e l’uomo non può trovare e conoscere la Verità se non nella persona di Cristo. Dio si manifesta all’uomo nella Chiesa, Verità, corpo di Cristo di cui Egli è il Capo. Attraverso la conoscenza esperienziale (dono) di Dio, l’uomo diventa portatore dello Spirito (teoforo) e quindi teologo. La conoscenza di Dio, dunque, è la vera teologia. Vero teologo è l’uomo che parla di Dio perché ne ha fatto esperienza, perché, illuminato dal suo amore, si purifica dalle passioni arrivando all’illuminazione.
La Chiesa, proprio per sottolineare che la teologia (esperienza di Dio) è cosa rara, ha dato il titolo di teologo solamente a quattro santi: san Giovanni l’evangelista, san Gregorio di Nazianzo, san Simeone il Nuovo Teologo, san Gregorio Palamas. La teologia come conoscenza di Dio è strettamente associata alla vita monastica nel senso che il monaco lotta per purificare il suo cuore onde avere l’illuminazione dell’intelletto arrivando così ad esperire Dio. Il Monachesimo è la colonna della Chiesa. Esso è anzitutto difesa dall’eresia ed arca della fede: i monaci, nella preghiera, fuggono dal mondo e dalle tentazioni. Cristo è figura di questa “fuga” nel deserto, per superare le tentazioni di Satana. I monaci custodiscono la retta fede opponendosi a tutti coloro che intendono riformare il Vangelo. È loro dovere difendere l’ortodossia, intesa come via della salvezza e deificazione contro il male. Strenuo difensore contro l’eresia del monotelismo fu Massimo il Confessore, nato nel 580. Uomo di grande intelligenza, in una copiosa corrispondenza con il vescovo di Roma, egli dimostrò che il Verbo di Dio, per un amore e un rispetto infinito per le sue creature, ha assunto la natura umana in tutta la sua integrità senza nulla alterare della sua libertà. Terminò i suoi giorni all’età di ottantadue anni, flagellato e privato della lingua e della mano destra, con le quali aveva confessato per tutta la vita il Verbo di Dio.